Amanti di Teruel, leggenda spagnola

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Amanti di Teruel © Andrea Lessona

Amanti di Teruel © Andrea Lessona

Li guardo distesi nella pietra, le mani sfiorate nell’estremo gesto di un amore negato. Gli amanti di Teruel vivono il loro sentimento nell’eterno dell’arte: divisi nella vita, uniti oltre la morte. Simbolo romantico dell’Aragona e della Spagna tutta.

In realtà la storia di questi due giovani ha superato i Pirenei e si è diffusa nel mondo grazie a diverse opere musicali, letterarie e cinematografiche. Ne avevo sentito l’eco ancor prima di arrivare qui a Teruel, capoluogo dell’omonima provincia, e patrimonio dell’Unesco dal 1986 per la sua peculiare architettura mudejar.

Camminando tra le vie strette e caratteristiche della città, ho raggiunto il “Mausoleo de los Amantes”, l’edificio moderno adiacente la chiesa di San Pietro che ospita e racconta la leggenda dei due giovani. Leggenda d’antiche origini risalente ai primi anni del XIII secolo. Me la sento ripetere dalla guida mentre guardo le statue dei due amanti, dinnanzi a me.

In quel periodo Juan de Marcilla e Isabel de Segura vivono a Tereul. La loro amicizia diventa amore. Amore contrastato dal padre di lei per la povertà di lui. Ma Juan non si arrende e ottiene insistente un tempo prestabilito entro il quale arricchirsi. Sfida la morte, vince la guerra ma quel tempo non è per lui: pur essendo tornato entro il limite stabilito dei cinque anni, Isabel è già andata in sposa a un fratello del signore di Albarracín.

La sofferenza lancinante del giovane non è freno ma sprono: Juan domanda e ottiene udienza a Isabel nella sua casa. Lì, tra le mura discrete, le chiede un bacio. Lei, fedele ai precetti del matrimonio, glielo nega. Lui muore di dolore.

Il giorno dopo nella chiesa di San Pietro, durante i funerali del giovane, una donna a lutto cammina verso il feretro: Isabel alza il velo e posa le sue labbra su quelle del giovane. Improvvisa cade al suo fianco, straziata da rimorso e rimpianto, senza più vita.

Qualche secolo più tardi, nel 1555 furono scoperte le mummie dei due amanti: erano interrate nella cappella dei santi Cosma e Damiano. Yagüe de Salas, influente notaio dell’epoca, testimoniò del ritrovamento di un antico documento. Lì, tra quelle righe vergate, la storia di Juan de Marcilla e Isabel de Segura veniva raccontata e regalata al mondo come simbolo di un amore negato.

Impressionato nel profondo dell’animo da questa vicenda, lo scultore Meridese Juan de Avalos scolpì le statue dei due giovani sotto cui giacciono le mummie degli Amanti di Teruel. Jorge Gay, invece, realizzò il murale Un amore nuovo. Mentre continuo a guardarli prigionieri della pietra, penso a un’altra storia d’amore tormentato: quella di Romeo e Giulietta.

Anche qui nella città dell’Aragona, così come a Verona, il 14 febbraio è tutto una festa che dura una settimana: periodo intenso di amori e passioni in cui lo spirito di Juan de Marcilla e Isabel de Segura lascia la pietra e si bacia in un attimo che sa d’Infinito.

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