Basilica del Pilar, il Santuario di Saragozza

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Basilica del Pilar, Saragozza © Andrea Lessona

Basilica del Pilar, Saragozza © Andrea Lessona

Il profilo acceso della Basilica del Pilar si specchia nell’Ebro, e da Saragozza scivola via sul più grande fiume di Spagna: 928 chilometri per attraversare la nazione, e raccontare la prima chiesa della storia dedicata a Maria.

Quello che guardo nella notte, dal Puente de Piedra, è un edificio enorme, il più grande al mondo del genere barocco, lontano nei secoli e nelle intenzioni di Giacomo il Maggiore, il fratello di Giovanni apostolo.

Fu lui a erigere qui una piccola cappella dopo che la madre di Gesù – ancora vivente e a Gerusalemme – gli era apparsa non in spirito ma nel corpo, seduta su un pilastro (pilar in spagnolo).

Sedici secoli e diversi stili dopo, nel 1681, iniziò la costruzione della Basilica attuale dedicata alla Vergine: il progetto di Francisco Herrera il giovane, su ordine di Carlo II, era ambizioso e doveva rappresentare per il mondo cattolico un trionfo d’arte e di fede. Fu terminato solo nel 1961.

Ciò che ora mi appare già superbo, e il contrasto tra le luci accese della chiesa e il buio della notte accentua, è ancora poco rispetto a ciò che stamane ho visto all’interno: mischiato al flusso ininterrotto di fedeli, ho camminato lungo la navata principale e le due laterali che compongono il perimetro di 130 metri per 65.

Con le mani ho sfiorato il marmo dei dodici enormi pilastri della Basilica, co-cattedrale della città insieme alla vicina San Salvador: sorreggono il soffitto dove svettano la grande cupola centrale, altre dieci cupole minori e quattro torri campanili che delimitano l’orizzonte di Saragozza.

Poi lo sguardo è sceso sul pavimento liscio, reso tale nei secoli da milioni di visitatori che qui si sono prostrati per chiedere grazia alla Nostra Signor del Pilar, celebrata come Madre dei popoli ispanici da Giovanni Paolo II durante le sue due visite a Sarogozza.

Nove cappelle arricchiscono di effigi e affreschi il valore artistico del santuario in cui artisti di ieri hanno scolpito, cesellato, inciso marmi, bronzi e argenti. La più preziosa per fede è la Santa Capilla.

In stile barocco e a forma di tempietto ellittico ospita la piccola statua lignea della Madonna del XIV secolo. La Vergine è vestita di paramenti preziosi ed è messa su una colonna di fine alabastro.

È in suo onore che il 12 ottobre, giorno della scoperta dell’America e della sua prima apparizione al popolo spagnolo, si celebra la festa della Nostra signora del Pilar: un evento molto sentito e vissuto che dura dall’11 al 18 ottobre.

In quel periodo tutta l’Aragona si accende d’entusiasmo e passione latina: e si ritrova tra le strade di Saragozza sferzate dal vento a ballare l’antichissima “jota”, una danza sacra e popolare.

Dopo essermi inchinato davanti all’altare maggiore, mentre ascoltavo le 6250 canne dell’organo suonare, ho costeggiato la navata laterale e sono uscito dalla chiesa sul lato di fronte alla strada. Lì, in una rientranza della costruzione, si può prendere l’ascensore e salire su una delle quattro torri campanili del Santuario.

Dalla cima, raggiunta sfidando le vertigini, ho visto il riflesso della Basilica del Pilar specchiarsi nell’Ebro, e da Saragozza scivolare via sul più grande fiume di Spagna.

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