Castello di Saragozza, la cittadella dell’Aljaferia

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Castello di Saragozza

Castello di Saragozza

I quattro torrioni semicircolari presidiano il castello di Saragozza, baluardo incoronato a difendere la cittadella dell’Aljaferia. Li guardo svettare nel cielo della capitale dell’Aragona mentre attraverso il fossato: dove ieri scorreva l’acqua oggi, nei venti metri di profondità vuota, un verde curato cinge le mura del palazzo sede del Parlamento aragonese.

Varcata l’entrata e superato il controllo delle guardie, cammino il grande cortile e arrivo nella zona più antica: costruita durante l’occupazione islamica della Spagna, la fortezza è stata realizzata nella seconda metà del IX secolo come residenza della dinastia dei Banu Hud, durante l’epoca di al-Muqtadir.

Il castello di Saragozza ha la forma tipica dell’omayyade, una struttura simile a quelle che si si trovano nel deserto. Il palazzo taifal ha un patio a base rettangolare. Sul lato sud c’è una vasca (alberca) all’aperto. Subito dopo due portici laterali con archi dalle linee poliovalate. Sullo sfondo, invece, un’ampia zona per cerimonie.

Nell’ala nord dell’Aljaferia si trova una moschea a pianta ottagonale: le sue dimensioni minute conservano una ricca decorazione con i tipici motivi ataurique. Tutta questa parte della cittadella è stata costruita per volere dell’Emiro Abū Jaʿfar Ahmad ibn Hūd, detto al-Muqtadir, da cui deriva il nome spagnolo al-Ja fariyya.

Terminato il periodo arabo con la riconquista della città nel 1118 grazie a Alfonso I il Battagliero, il futuro castello di Saragozza si trasformò nella residenza dei monarchi aragonesi. Quasi tutti apportarono delle modifiche secondo i loro principi religiosi e architettonici.

Così, mentre proseguo il mio viaggio nell’Aljaferia e nella sua storia li posso vedere comparire uno a uno nei miei occhi sbalorditi: la chiesa di San Martino, detta l'”alcova di Santa Isabella”, la Cappella di San Giorgio, gli archi a ovest del patio di Santa Isabella e le sale del palazzo in stile mudéjar di re Pietro IV il Cerimonioso, decorate da tetti lignei – gli alfarjes.

Sotto il regno dei Re Cattolici, proprio una parte del castello di Saragozza ospitò la sede locale del Sant’Uffizio (1486). Negli anni a venire la struttura fu dotata di un secondo piano su un’ala del palazzo, cui venne aggiunta una grande scalinata al corpo principale dell’edificio da cui discendo ascoltando i miei passi risuonare come eco della storia.

La salita al trono di Filippo II segnò un nuovo e profondo cambiamento per l’Aljaferia. A seguito di un attacco della popolazione per protestare contro la soppressione dei privilegi della corona d’Aragona, il monarca commissionò all’architetto e ingegnere italiano Tiburzio Spannocchi di trasformarla in castello.

Il progettista fece edificare quattro baluardi, il fossato di protezione che ho superato all’arrivo e gli alloggi militari per la guarnigione stanziata qui. Non toccò la grande torre a forma di prisma del Trovador dove si trova un pozzo profondo circa 15 metri dove prima ho fatto cadere lo sguardo.

La sua zona inferiore è del IX secolo ed è la più antica di tutta la fortezza. Il torrione deve il proprio nome a un dramma romantico di Antonio García Gutiérrez del 1836 da cui Giuseppe Verdi trasse ispirazione per realizzare nel 1853 Il trovatore.

Anche gli ultimi lavori degli Anni Ottanta e Novanta dello scorso secolo, per fare del castello di Saragozza la sede del Parlamento aragonese, l’hanno preservata. Insieme ai quattro torrioni semicircolari continuano a presidiare la cittadella di Saragozza.

Per approfondire:
Wikipedia

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