Il Museo degli Arazzi di Saragozza, storia ricamata

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Il Museo degli Arazzi di Saragozza © Andrea Lessona

Il Museo degli Arazzi di Saragozza © Andrea Lessona

Il loro tessuto veste le pareti del Museo degli arazzi di Saragozza, trama preziosa di una delle più ricche collezioni del genere al mondo. In tutto sono 63 quelli custoditi nell’edificio vicino a La Seo, l’antica cattedrale della città. I drappi abbelliscono le tre sale espositive e raccontano attraverso i disegni ricamati la storia della Spagna e dell’Europa.

Li osservo rapito dalla bellezza intensa che regalano i colori tenui, resi vivi dai particolari raffinati. Passo dopo passo, sguardo dopo sguardo vengo riportato indietro nel tempo, quando mani esperte lavoravano intense per creare arte. E lasciare ai posteri enormi quadri in tessuto.

Della totalità delle opere, solo una parte è stata esposta nel Museo seguendo temi precisi: religioso-biblico, morale-filosofico, storico, mitologico e astrologico. Molti sono “edizione principe”: ovvero, il primo arazzo di ogni cartone. E per questo hanno maggior valore.

La collezione vanta le arazzerie europee dell’epoca più importante, quella a cavallo del XV e XVI secolo, ed è disposta in modo da osservare uno a uno i manufatti dei principali centri dell’arte del liccio provenienti da Arras, Tournai e Bruxelles.

Mentre continuo nel mio giro di Storia ricamata, approfitto delle informazioni raccolte all’entrata per sapere di più sul Museo degli Arazzi. Il primo riferimento documentato della raccolta risale al 1499 ed è dei 14 “panyos de Raz”, panni di Aras – la città francese da cui l’arazzo prende nome, e dove nel Medioevo venivano prodotti i lavori migliori.

Negli anni a venire la collezione ereditò i lasciti dei prelati di Saragozza, come quelli regalati dal vescovo Alonso di Aragona. Alcuni erano prima appartenuti a suo padre: re Ferdinando il Cattolico. Un altro modo per accrescere il numero dell’attuale esposizione fu l’acquisto delle opere da parte del Capitolo Metropolitano della città aragonese.

La forma più comune era la compravendita diretta ma c’era anche quella attraverso aste pubbliche per avere il denaro e soddisfare le ultime volontà dei prelati. Come nel caso degli otto arazzi della “Storia di Mosè” di proprietà dell’arcivescovo Andrés Santos. Il terzo modo, forse il meno nobile, era la permuta.

Successe tra il 1695 e il 1703 fra il Capitolo e il Reale Monastero di Santa Engracia: in questo modo alcuni arazzi donati al monastero da Ferdinando il cattolico vennero annessi alla collezione. Lo stesso successe con il drappo della spedizione di Bruto in Aquitania, conosciuto come Le navi.

Oggi il Museo degli Arazzi, aperto nel 1932, è conosciuto in tutto il mondo grazie alle continue esposizioni iniziate nei primi anni del XX secolo e alle numerose pubblicazioni. Con il denaro ricavato e al lascito di privati, continua il mantenimento e il restauro delle opere: immagini ricamate che raccontano Storia.

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